Una vita fuori dal comune e lontano dalla civiltà. Il 24 maggio arriverà nelle sale il documentario “La Valle scalza”, realizzato con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Doc Film Fund e patrocinato dal Parco Nazionale della Val Grande.
Si tratta di un lungometraggio costruito su immagini inedite di Gianfranco Bonaldo “Gianfry”, eremita per scelta in montagna, tra i sentieri della Val Grande. Bonaldo era originario di Sesto Calende ed è scomparso nel 2015. Da oltre quindici anni aveva scelto di vivere scalzo e in solitaria nella terra che più amava.
“La Valle scalza” è il documentario diretto da Carlo Prevosti e Alberto Maroni Biroldi, sarà proiettato in una serata evento in collaborazione con Film Commission Torino Piemonte, al Cinema Esedra (Via Pietro Bagetti, 30 Torino).
Dopo l’anteprima, “La Valle scalza” farà tappa il 19 maggio all’Auditorium San Tommaso di Pavia, per poi arrivare il 20 maggio al Cinema Beltrade di Milano e il 21 maggio a Bergamo, presso Lo Schermo Bianco in collaborazione con il Club Alpino Italiano – Sezione di Bergamo e Laboratorio 80 nell’ambito della rassegna il Grande Sentiero off-road.
A giugno il film continuerà il suo cammino il 12 al Cinema Teatro Nuovo di Varese, per poi inserirsi in una circuitazione più ampia in Piemonte all’interno della rassegna Movie Tellers, storica iniziativa curata da Piemonte Movie. Un itinerario in divenire, fatto di incontri e visioni condivise, che continuerà ad arricchirsi di nuove tappe nei mesi successivi.
Attraverso il recupero di materiali straordinari e inediti, “La Valle scalza” permette allo spettatore di immergersi nella quotidianità di Gianfry: il documentario non si limita a osservare dall’esterno la scelta di un eremita moderno, ma scava nelle ragioni di un riscatto che parte dal rifiuto di un passato difficile per approdare a una riconciliazione totale con il mondo naturale.
Il film – si legge nella nota di presentazione – è un dialogo vivo, dove la voce e lo sguardo del protagonista non sono solo un ricordo, ma il motore pulsante di una storia che continua a scorrere libera tra le montagne. La narrazione si arricchisce delle testimonianze di chi ha condiviso con lui un pezzo di cammino, una notte in bivacco o un semplice sguardo, restituendo la complessità di un uomo che, pur vivendo ai margini, ha lasciato un’eredità spirituale profondissima. La sua morte, avvenuta nel 2015 per un beffardo e tragico incidente, non mette fine al suo viaggio, ma ne sigilla la coerenza.


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