“Pittura e poesia. Uomini e dèi nell’arte giapponese dell’età moderna” è il titolo della mostra ospitata al MUSEC – Museo delle Culture di Lugano. L’esposizione temporanea, a cura di Moira Luraschi, è in programma dal 19 febbraio al 17 maggio ed è allestita nello Spazio mostre di Villa Malpensata.
Cinque secoli di storia dell’arte giapponese. La mostra “Pittura e poesia. Uomini e dèi nell’arte giapponese dell’età moderna” al Musec di Lugano è costruita attorno a due recenti acquisizioni: sessantadue rotoli verticali (kakemono), realizzati tra il XV e il XX secolo e donati da Claudio Perino, e sei monumentali paraventi dipinti del Periodo Edo (1603–1868), parte della collezione di opere dell’Asia orientale costituita da Maria Francesca Di Milia (1949– 2022) e oggi in deposito a tempo indeterminato al MUSEC.
Con questo progetto, il MUSEC offre al pubblico un viaggio affascinante nella cultura visiva giapponese, mettendo in dialogo arte, letteratura, filosofia e spiritualità, e confermando il proprio ruolo di riferimento per lo studio e la valorizzazione delle culture del mondo. Due cataloghi, uno per ciascuna collezione presentata al pubblico per la prima volta, accompagnano l’esposizione (Edizioni Fondazione culture e musei).
La mostra e i kakemono
La tradizione pittorica giapponese si differenzia da quella occidentale già a partire dai supporti. A eccezione della fase iniziale di diffusione del buddhismo (V-VI sec.), quando a essere dipinti erano i muri delle grotte o dei templi, la pittura era eseguita per lo più su carta o su seta. Venivano decorati elementi di arredo come paraventi e porte scorrevoli, rotoli da appendere alle pareti, ma anche ventagli e kimono. Si tratta di supporti mobili, destinati a usurarsi e ad essere sostituiti. A ciò si aggiunge il fatto che il soggetto dei dipinti giapponesi dovesse accordarsi alle specifiche situazioni. I kakemono appesi nell’alcova delle case tradizionali, ad esempio, dovevano accordarsi alla stagione, all’occasione e al tipo di pubblico che li avrebbe ammirati e per questo venivano regolarmente sostituiti. Quanto ai paraventi, la loro funzione era innanzitutto di suddividere gli spazi abitativi, segnalando al contempo il rango e il gusto dei padroni di casa con la complessità e la preziosità delle decorazioni pittoriche, che correvano sulle diverse ante a comporre un’unica scena.
Le abitazioni contemporanee, anche in Giappone, non dispongono più degli spazi atti ad accogliere questo genere di oggetti con le loro funzioni originarie. Essi sono così passati nel circuito collezionistico internazionale quali raffinati oggetti d’arte.

L’evoluzione della pittura giapponese in cinque secoli di storia
Attraverso una sorprendente varietà di stili, tecniche e soggetti, le opere esposte al MUSEC illustrano l’evoluzione delle principali scuole della pittura giapponese nell’arco di cinque secoli. Sebbene natura e paesaggio costituiscano temi centrali dell’iconografia nipponica, qui è messa in luce la rappresentazione della figura umana, sotto forma di uomini e donne, divinità, spiriti, filosofi divinizzati e personaggi della letteratura e della poesia. Un universo figurativo raccontato attraverso colori più o meno intensi, foglia d’oro e raffinate gradazioni d’inchiostro.
Uno dei nuclei concettuali della mostra è quello delle cosiddette «tre perfezioni» – poesia, calligrafia e pittura – considerate nella tradizione dell’Asia orientale come un insieme inscindibile e come la più alta forma di espressione intellettuale e artistica. I dipinti dialogano così con testi poetici e calligrafici, evocando i grandi poeti del passato e importanti figure del pensiero filosofico, come Confucio e Laozi, i cui ritratti assumevano una funzione educativa e commemorativa.
Il percorso espositivo si articola in sezioni tematiche. Un ampio spazio è dedicato ai paraventi dipinti (byōbu-e), raffinati elementi d’arredo e al tempo stesso supporti pittorici di grande prestigio, caratterizzati dall’uso vibrante del colore e della foglia d’oro. Tra il XV e il XIX secolo, artisti della Scuola Kanō furono protagonisti di questo genere, lavorando per l’élite dei samurai e contribuendo alla costruzione di un’estetica del potere.
Un’altra sezione esplora il genere delle bijinga, le «immagini di belle donne», che nel Periodo Edo celebrarono l’ideale femminile attraverso figure di geisha, cortigiane e donne ritratte nella vita quotidiana. Dalla seconda metà del XIX secolo, queste immagini divennero anche espressione di nostalgia per un Giappone tradizionale in via di trasformazione, mentre parallelamente si affermava il revival iconografico dei samurai, raffigurati non in battaglia ma in momenti intimi e meditativi.
Ampio spazio è riservato ai paesaggi e alla natura, dai monocromi a inchiostro di tradizione cinese alle raffigurazioni stagionali cariche di simbolismo, in cui animali e piante evocano emozioni e rimandi letterari.
La sezione dedicata a divinità ed eroi riflette invece il profondo sincretismo religioso del Giappone, dove buddhismo e shintoismo hanno convissuto per secoli, popolando l’immaginario di bodhisattva, kami, demoni e figure del folklore. Chiude il percorso la rappresentazione degli uomini della vita quotidiana, protagonisti della tradizione pittorica ukiyo-e, che restituisce con vivacità il dinamismo e l’energia delle classi urbane del Periodo Edo. Accanto alle celebri stampe xilografiche, la mostra valorizza anche la pittura ukiyo-e, destinata a una committenza colta e benestante.
















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