Una borsina carica di merci, legata al torace del cane, molto simile a un salvagente. Appariva così la bricolla o meglio la “bastina”, una piccola sacca dal peso variabile tra i 5 e 10 chili, che veniva fissata sul corpo dei cani che venivano utilizzati dai contrabbandieri.
Questi animali, proprio per le loro caratteristiche di affidabilità, fiuto e determinazione, furono impiegati nelle attività di commercio illegale, verso la fine dell’Ottocento in molte zone di confine tra l’Italia e la Svizzera. (Foto di copertina: un cane contrabbandiere – Archivio ufficio federale delle dogane – Svizzera)
Le attività di addestramento erano molto efficaci e messe in atto attraverso un sistema di ricompense volto a premiare i cani che riuscivano a raggiungere la destinazione oltre confine portando con sé il carico da commerciare. Ma quella nel mondo dello sfroso non era una vita semplice per i migliori amici dell’uomo, tutt’altro.
Questo poiché, soprattutto nei primi tempi, questo stratagemma diede ottimi frutti (tanto che nel comasco si iniziarono anche ad addestrare e commerciare i cani-contrabbandieri) ma le contromisure non tardarono ad arrivare: nei sentieri degli spalloni vennero posizionate trappole e tagliole e ai militari venne impartito l’ordine di far fuoco sugli animali avvistati.

Nel libro “La lotta allo «sfroso» sul lago Maggiore” dello storico e studioso, Enrico Fuselli (per “Compagnia della Rocca edizioni“) è ricostruita, tra tante interessanti vicende legate al mondo del contrabbando nei territori del Verbano dall’Unità d’Italia agli ultimi decenni del Novecento, anche la storia dei cani contrabbandieri e, dall’altra parte, di quelli finanzieri, tuttora utilizzati.

Ancora oggi i cani sono animali fondamentali per il Corpo della Guardia di Finanza (qui le pagine dedicate alle unità cinofile) proprio per le loro specifiche “caratteristiche di acutezza sensoriale, agilità e coraggio”. Per quanto riguarda le razze, oggi vengono addestrati principalmente Labrador Retriever, Pastori Belga Malinois e Pastori Tedeschi con risultati lodevoli.
Tra i vari aneddoti ricostruiti nel libro di Fuselli, è interessante infine l’evoluzione dei centri di addestramento delle squadre cinofile della finanza.

Una pagina di questa storia riguarda proprio il Lago Maggiore: negli anni Settanta del Novecento, proprio a seguito dell’esperienza maturata sul territorio, venne preso in considerazione l’ex idroscalo di Sant’Anna a Sesto Calende come area potenzialmente idonea in cui trasferire le attività condotte fino a quel momento nel centro di addestramento cinofili di Intimiano, in provincia di Como (attivo fino al 2006, foto sotto).

I finanzieri incaricati di studiare le caratteristiche del sito valutarono pro (come l’estensione dell’area e la posizione strategica) e i contro (la presenza di strutture da demolire e i collegamenti interni da ripristinare) ma poi il trasferimento non andò in porto.
Con la chiusura nel 2006 del “Centro Addestramento Cinofili” di Intimiano (CO) questa attività è svolta esclusivamente a Castiglione del Lago (PG), il polo nato nel 1956 e che oggi ospita il “Corso Allevamento e Addestramento Cinofilo” della Guardia di Finanza.


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