Un buon modo per immergersi nella cultura sarda potrebbe essere leggere “Canne al vento” di Grazia Deledda e magari poco dopo, visitare il borgo di Orgosolo (provincia di Nuoro) dove sono i muri a raccontare di storie, tradizioni, orgoglio e dignità. Il borgo si trova nel cuore della Barbagia, circondato dai rilievi del Supramonte. È un piccolo paese – conta circa 4mila e cinquecento abitanti – e la sua caratteristica, oltre a una dimensione di calma e di lento scorrere del tempo, sono i murales riprodotti sulle pareti delle case, degli edifici e sui muri del centro storico.
Più di cento murales ci parlano di diritti, uguaglianza, pace e fratellanza
Orgosolo, nella parte interna dell’isola, merita una tappa soprattutto quando si viaggia da Nord a Sud o viceversa e si vuole spezzare il percorso con una meta in grado di regalare qualcosa in più di quella straordinaria terra che è la Sardegna. È celebre in tutto il mondo per la presenza di oltre centocinquanta murales, nati a partire dagli anni Settanta come forma di protesta e di arte collettiva. Le tematiche valgono una lezione di educazione civica: riscatto sociale, lotta, emigrazione, ma anche di speranza, identità e orgoglio.

Orgosolo e il banditismo sardo
Il nome di Orgosolo è stato legato per molto tempo anche al fenomeno del banditismo sardo, che ha segnato profondamente la storia della Barbagia nel Novecento. Negli anni ’50 e ’60, Orgosolo e i paesi vicini (Oliena, Mamoiada, Fonni) divennero sinonimo di una Sardegna “selvaggia”, spesso fraintesa. L’isola, vista dall’esterno, appariva come una terra di sequestri e latitanze, ma celava anche una questione sociale profonda: povertà, disoccupazione, assenza di infrastrutture e la difficoltà di integrazione con il resto d’Italia.
In questo contesto emerge la figura di Graziano Mesina, nato a Orgosolo nel 1942. Considerato l’ultimo grande bandito sardo, Mesina divenne una figura leggendaria e controversa.
La casa museo di Orgosolo
Molto interessante, se si visita il paese, è la casa museo che si trova nel cuore del paese. A fare da guida è la signora Maria che con il marito custodisce con cura questo luogo importante: una casa borghese, testimonianza di un passato che ora ci appare molto lontano. Nelle stanze, seguendo un percorso espositivo organizzato, si possono osservare vestiti, oggetti di uso comune, utensili e attrezzi da lavoro che restituiscono ancora oggi uno spaccato di quotidianità e storia. Qui una scheda su Tripadvisor
Vivere il borgo
Dopo aver passeggiato a lungo tra le vie del borgo una vera pausa rifocillante è quasi d’obbligo. All’interno del paese sono attivi diversi piccoli locali, dove è possibile fermarsi per il pranzo o la cena con menu anche molto economici. La cucina sarda naturalmente è protagonista ma ci sono comunque offerte per tutti i gusti: pasta fatta in casa, ravioli, culurgiones e seadas non mancano.


Rispondi