La storia dell’hotel Kurhaus di Bergün, il gioiello liberty delle Alpi retiche salvato dai clienti che lo hanno amato

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Kurhaus hotel

Quando si aprono le porte del salone da ballo dell’hotel Kurhaus di Bergün ci si ritrova proiettati a inizio Novecento e quasi ci si attende che un’orchestra possa iniziare a suonare da un momento all’altro. A catturare lo sguardo è l’alto soffitto azzurro pastello finemente decorato, le vetrate originali e i lampadari che brillano ancora oggi della stessa luce di oltre un secolo fa. Un’atmosfera elegante e sospesa e non a caso. Ci si trova in uno degli interni Art-Nouveau meglio conservati di tutta la Svizzera, che oggi è possibile ammirare grazie a un gesto sorprendente che ci ricorda il potere di sentirsi parte di una comunità.
A salvare questo grande albergo, oggi fiore all’occhiello dell’ospitalità turistica del Canton Grigioni, non sono stati investitori o fondi statali, ma un gruppo di clienti affezionati che non hanno voluto rinunciare a un luogo legato ai ricordi e diventato parte delle proprie vite.

Kurhaus hotel
Kurhaus Hotel, il salone da ballo

La storia del Kurhaus Bergün ha inizio nel 1903, quando l’apertura della linea ferroviaria dell’Albula fece sperare gli investitori in un rilancio economico trainato dal turismo.

Il collegamento portò per la prima volta viaggiatori da tutta Europa fino al cuore di questa vallata alpina, a circa 1.350 metri di quota, tra Coira e St. Moritz. La costruzione del Kurhaus fu affidata all’architetto zurighese Jost-Franz Huwyler-Boller. L’idea alla base era quella di fare di Bergün una tappa di acclimatamento per chi poi voleva dirigersi verso l’Engadina, ma anche una stazione di cura a sé stante, dove poter beneficiare dell’esposizione al sole e del clima mite.

L’edificio aprì nella primavera del 1906, con 120 letti distribuiti in 85 camere. Le prime pubblicità dell’epoca lo presentarono come una struttura all’avanguardia per i servizi che poteva offrire come il riscaldamento centralizzato, luce elettrica, ascensore, bagni, un’ampia sala da pranzo, terrazze esposte a sud, un elegante vestibolo, il salone per signore, i ristoranti, il bar, la sala da biliardo, le sale di lettura e scrittura, persino una camera oscura per i fotografi dilettanti. I bagni e i sanitari, all’avanguardia per l’epoca, arrivano dall’Inghilterra via treno, installati da tecnici mandati apposta dalla ditta produttrice. Davanti all’hotel, una grande pista di ghiaccio ospitava pattinatori, partite di hockey e curling (una tradizione viva ancora oggi nella stagione invernale).

Se sulla carta il Kurhaus aveva tutto per diventare un grande albergo di cura alpino nei fatti il successo non arrivò.

Il destino del Kurhaus si giocò, paradossalmente, proprio sulla ferrovia che avrebbe dovuto rilanciarlo, quella stessa linea dell’Albula che oltre a portare i viaggiatori a Bergün offriva loro anche la possibilità di proseguire, senza fermarsi, verso mete già più affermate come St. Moritz e Pontresina.

Nemmeno l’apertura di una stagione invernale, nel 1911 con tanto di riscaldamento a acqua calda e camere doppie a 7 franchi a notte riuscì a invertire la rotta. Negli anni ’20, poi, venuto meno il divieto di circolazione delle automobili private, sempre più ospiti facoltosi iniziarono a spostarsi in auto, scavalcando il paese per proseguire direttamente verso altre mete. Il Kurhaus non riuscì a recuperare i ricavi necessari per ripagare l’investimento iniziale.

Il colpo di grazia arrivò, il 9 agosto 1949, quando un incendio divampato all’ultimo piano dell’edificio ne distrusse una parte importante obbligando l’hotel a chiudere.

Negli anni successivi fu il Comune ad acquistare l’immobile, per poi rivenderlo all’Associazione svizzera per gli ostelli familiari, che nel 1952 lo trasformò in un alloggio per vacanze autogestito.

La struttura venne risitemata cercando di mantenere gli elementi originali, le camere vennero suddivise in 34 appartamenti con cucina propria, affittati a settimana, mentre sale da pranzo, bar e biliardo furono convertite in abitazioni. La sala principale invece fu riadattata per gruppi e lezioni scolastiche. Il Kurhaus visse così una seconda vita, meno sfarzosa ma sicuramente più autentica.

D’altro canto, per cinquant’anni, non venne fatta una vera opera di manutenzione e la struttura nei primi anni Duemila arrivò al limite. Le facciate iniziarono a sgretolarsi e il tetto a non proteggere dalle intemperie. Un declino che da un lato fu però anche provvidenziale: pareti e soffitti non vennero mai ritoccate restando dunque sostanzialmente originali, talvolta rivestiti con pannelli di legno, che paradossalmente riuscirono a conservarli meglio di quanto sarebbe accaduto lasciandoli esposti.

Nel 2002 finalmente la svolta. Alcuni ospiti abituali di lunga data, che avevano conosciuto e frequentato l’ostello per anni, decisero di mettersi insieme per rilevare quello che restava del grand hotel.

Fondarono così la Kurhaus Bergün AG acquistando l’edificio e il terreno circostante per 1,5 milioni di franchi svizzeri. Il restauro, diretto dall’architetto Heini Dalcher, riservò un’ulteriore sorpresa: gran parte dei mobili d’epoca venne ritrovata intatta in soffitta, dove era rimasta indisturbata per mezzo secolo, pronta a tornare al proprio posto.

Il lavoro fu realizzato nel rispetto rigoroso dei principi di conservazione degli edifici storici. La sala da pranzo di 230 metri quadrati, con le sue finestre originali e i rivestimenti murali recuperati, fu tra i primi ambienti a rinascere e oggi rappresenta uno degli interni Art-Nouveau più preziosi di tutta la Svizzera. Nel 2010 riaprirono il bar, con i suoi séparé originali in legno, la sala cinema e il meraviglioso salone da ballo. Per le camere dei piani superiori fu mantenuta la loro configurazione originale: ai piani primo, secondo e terzo con bagno privato moderno, al quarto più economico con servizi in comune, per chi cerca ancora un po’ dello spirito spartano di un tempo.
Nel 2009 il Kurhaus Bergün è entrato a far parte della cooperativa di marketing “Swiss Historic Hotels“, di cui il direttore dell’hotel, Christof Steiner, è attualmente (dato del 2015) presidente.

Il risultato è oggi sotto gli occhi di chiunque varchi la soglia del Kurhaus, una ricchezza di arredi Art-Nouveau conservati nel loro stato storico, unica in Svizzera.

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