Fino al 12 aprile 2026, il Museo MAGA di Gallarate ospita “Kandinsky e l’Italia”, una mostra che racconta il legame profondo tra il maestro russo dell’astrattismo e la scena artistica italiana del Novecento.
Con 130 opere esposte, di cui 20 di Kandinsky, l’esposizione curata da Elisabetta Barisoni ed Emma Zanella offre un viaggio attraverso le avanguardie europee e la nascita dell’arte astratta in Italia, con capolavori provenienti da Ca’ Pesaro di Venezia, dal MAGA stesso e da prestigiose collezioni pubbliche e private.
Ma perché vale la pena fare una tappa a Gallarate per visitare questa mostra? Ecco tre buone ragioni.

1. Ammirare dal vivo i capolavori di Kandinsky e Paul Klee
La prima sezione della mostra è un regalo per gli occhi e per lo spirito. Qui si può ammirare un nucleo importante di opere di Wassily Kandinsky e del suo compagno di ricerca Paul Klee, unite dall’esperienza del Cavaliere Azzurro, il movimento fondato a Monaco nel 1911 che rivoluzionò il concetto stesso di pittura. Fondamentale è anche il loro ruolo di insegnanti al Bauhaus, la celebre scuola tedesca dove Kandinsky elaborò un sistema in cui colore, linea e forma diventano espressione dell’interiorità. Le opere in mostra testimoniano quel passaggio epocale dalla rappresentazione della realtà all’esplorazione della spiritualità e dell’introspezione, dove il colore diventa un vero e proprio linguaggio di comunicazione insieme a punti, tratti e linee.
Accanto ai due maestri, la sezione presenta anche lavori di Jean Arp, Joan Miró, Alexander Calder e Antoni Tàpies, artisti che hanno condiviso con Kandinsky la tensione verso un’arte capace di superare i confini del reale e trasformare la forma in energia vitale. Un’occasione rara per vedere dal vivo come si è costruito il linguaggio dell’astrazione europea.

2. Scoprire come Kandinsky ha influenzato l’arte italiana
La seconda parte del percorso espositivo è forse la più sorprendente, perché racconta una storia meno nota: come il pensiero di Kandinsky sia stato accolto, rielaborato e “italianizzato” a partire dagli anni Trenta. Il fulcro di questa rivoluzione fu la Galleria Il Milione di Milano che dal 1932 divenne punto di riferimento per l’astrattismo nel nostro paese, culminando nel 1934 con la prima mostra personale di Kandinsky in Italia.
In mostra si possono ammirare opere importanti di artisti italiani che hanno fatto propria quella lezione di libertà formale e spirituale: Atanasio Soldati, Virginio Ghiringhelli, Oreste Bogliardi, Carla Prina, Bruno Munari, Carla Badiali, Manlio Rho, Mario Radice e molti altri, senza dimenticare diverse opere di Lucio Fontana. Particolarmente interessante è vedere come questo movimento si sia sviluppato anche grazie a esperienze territoriali specifiche, come quella degli artisti comaschi, e come si sia intrecciato con altri mondi creativi: l’architettura razionalista, il design emergente, la cultura industriale del Nord Italia. Non è solo una storia d’arte, ma il racconto di un’epoca che stava cambiando il volto del paese.

3. Capire l’eredità di Kandinsky nel secondo Dopoguerra
L’ultima sezione della mostra dimostra quanto il pensiero di Kandinsky sia rimasto vitale anche dopo la Seconda Guerra Mondiale. Attraverso le testimonianze del Movimento Arte Concreta fondato a Milano nel 1948 e di esposizioni chiave come “Arte astratta e concreta” del 1947 e “Arte astratta in Italia” del 1948, la mostra racconta la nascita di una nuova generazione di artisti determinata a liberare la pittura dal vincolo della rappresentazione naturalistica.
Particolarmente significativa è l’esplorazione del Fronte Nuovo delle Arti, movimento nato nel 1946 con l’obiettivo di rinnovare profondamente il linguaggio dell’arte e restituirle un ruolo attivo nella società democratica che stava nascendo dalle macerie della guerra. Artisti come Carla Accardi, Piero Dorazio, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo ed Emilio Vedova hanno trasformato l’eredità spirituale di Kandinsky in gesto, segno e materia, aprendo la strada all’Informale e all’Espressionismo astratto. È il capitolo finale di una storia che mostra come un’idea rivoluzionaria possa attraversare decenni, paesi e linguaggi diversi, rimanendo sempre attuale.
Informazioni pratiche:
Museo MAGA, via E. De Magri 1, Gallarate (VA)
Fino al 12 aprile 2026
Orari: mar-ven 10-19; sab-dom 11-19
Biglietti: da 8 a 16 euro (gratuito under 14)
Info: www.museomaga.it









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