Sul Lago Maggiore nasce la scuola per Mastri d’Ascia. “Un patrimonio di saperi da salvare e valorizzare”

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«Chi compra una barca classica o un’imbarcazione in legno la compra con il cuore, in un certo senso se ne innamora. Se ci pensiamo bene è questo, in sintesi, il valore del Made in Italy, un prodotto che si fa desiderare perché non è solo bello ma anche ben fatto». Si è chiusa con un tributo al “saper fare” la conferenza stampa di presentazione della Scuola per Mastri d’Ascia, ospitata nelle Officine dell’Acqua di Laveno Mombello. Una sintesi efficace per presentare un progetto nato nel tempo e con solide basi. Dapprima quella economica: l’Italia è il primo Paese al mondo per esportazione di imbarcazioni da diporto, e per continuare a esserlo ha bisogno di mani esperte, formate, capaci di trasmettere un sapere che rischia di andare perduto.

Il nuovo percorso formativo prenderà il via il 1° ottobre 2026 e accoglierà tre allievi per il primo anno. La scuola è promossa dalla Fondazione Officine dell’Acqua, guidata da Paolo Sivelli, con la direzione scientifica affidata all’Arch. Leonardo Bortolami e la supervisione pratica del maestro d’ascia Carsten Gautsch, che seguirà gli studenti nelle attività di cantiere. Il progetto è stato realizzato con il sostegno del Rotary Club Sesto Calende Angera “Lago Maggiore” e di altri club dell’area insubrica (con anche una partecipazione elvetica) e realizzato in collaborazione con diverse realtà del mondo economico e istituzionale tra cui diversi cantieri nautici, Confartigianato Imprese Varese, Camera di Commercio, Università di Genova.

Un mestiere da salvare, un territorio da valorizzare

«Il Lago Maggiore non è solo una destinazione turistica – ha ricordato Sivelli (Foto in basso) – è un territorio che ha fatto dell’acqua il proprio elemento portante, costruendo intorno a essa un sistema di saperi, professioni e tradizioni che affondano le radici in secoli di storia. Il Ticino, i Navigli, il Po: da sempre queste acque sono state vie di comunicazione e di sviluppo, e i cantieri nautici della sponda lombarda hanno formato generazioni di artigiani». Competenze che, come ha ricordato Paolo Rolandi, presidente di Confartigianato Varese «hanno grandi potenzialità per tutto il sistema economico locale ma che devono essere protette proprio ora perché fanno parte di quei saperi territoriali che si possono solo tramandare. Saperi che non si possono ricostruire da zero e se si perdono sono perduti per sempre».

È anche da questa consapevolezza che nasce la scuola. Il presidente della Camera di Commercio di Varese, Mauro Vitiello, ha parlato di «filiera di lago»: un concetto che va oltre il turismo e considera il Lago Maggiore come un ecosistema produttivo e culturale, dove la presenza dell’acqua non è semplice sfondo ma elemento generativo. Una visione condivisa dal consigliere regionale Emanuele Monti, che ha sottolineato come questa scuola si inserisca in una prospettiva più ampia di valorizzazione territoriale.

Il modello: scuola e cantiere insieme

Il percorso formativo, triennale, si ispira al modello delle scuole di formazione della costa nord-est degli Stati Uniti, fondato sull’integrazione tra teoria e pratica. Il programma è stato elaborato a partire da un piano formativo del 1973, aggiornato e sviluppato in collaborazione con l’Università di Genova che alterna lezioni in aula, laboratorio, attività di cantiere e restauro, fino all’esame finale.

Gli studenti potranno svolgere tirocini presso eccellenze italiane e internazionali del settore, tra cui i Cantieri Ernesto Riva di Como e il Cantiere Sangermani, la SIBMA Navale Italiana e altre realtà di riferimento. Il corso è gratuito: gli allievi «pagheranno» la propria formazione con il lavoro prodotto durante il percorso, contribuendo attivamente alle attività della scuola.

Un deposito dimenticato diventa scuola

La realizzazione della scuola ha portato anche a un importante progetto di riqualificazione. Sorgerà nell’edificio di Laveno che un tempo ospitava il deposito degli autobus rimasto poi abbandonato per anni. La Fondazione Officine dell’Acqua lo ha recuperato restituendolo al tessuto urbano della città.

Alla presentazione sono intervenuti Paolo Sivelli, presidente della Fondazione Officine dell’Acqua, che ha portato i saluti istituzionali e illustrato il progetto; Bruno Bresciani, sindaco di Laveno Mombello; Emanuele Monti, consigliere di Regione Lombardia e presidente della Commissione Welfare con delega a Sostenibilità sociale, Casa e Famiglia; Andrea Musajo Somma, presidente del Rotary Club Sesto Calende-Angera; Paolo Rolandi, presidente di Confartigianato Varese; Mauro Vitiello, presidente della Camera di Commercio di Varese; e l’architetto Massimo Musio Sale, professore dell’Università di Genova – Dipartimento di Architettura e Design.

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